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10Finanza

Un conto, un ETF, e poi niente

Cosa fare, in pratica, domani mattina

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Qualche giorno fa ho registrato un vocale di quasi cinque minuti per una persona della mia famiglia. Mi aveva fatto una domanda semplice: «Ok, ho capito perché dovrei investire. Ma in pratica, domani mattina, cosa faccio?» Ho risposto di getto, con tutti i «cioè», i «no?» e le frasi lasciate a metà di quando parli a qualcuno a cui vuoi bene. Poi l'ho riascoltato e ho pensato che quella risposta, ripulita, era esattamente l'articolo che mancava qui. Negli articoli precedenti ho parlato di borsa, di ETF, di tempo, di disciplina. Ma non ho mai messo in fila, in modo semplice, i gesti concreti. Eccoli. Primo: aprire un conto Ti serve un conto presso un intermediario regolamentato in Italia che ti permetta di comprare ETF. Io ne uso due, Moneyfarm e Fineco. Non te li sto vendendo, non guadagno niente se li scegli: sono semplicemente quelli che conosco. Ce ne sono altri validi. L'importante è che siano regolamentati e che i costi siano bassi. Aprire il conto richiede più o meno mezz'ora, un documento e il codice fiscale. È la parte più noiosa, ed è anche quella in cui la maggior parte delle persone si ferma. Non perché sia difficile, ma perché finché il conto non c'è puoi ancora dirti «ci penso». Secondo: comprare un solo ETF Uno. Globale. Lo so, sembra troppo poco. Quando ho iniziato, circa sei anni fa, ero convinto che investire volesse dire scegliere: quel settore, quel paese, quell'azienda che «sta per esplodere». Ho passato ore a leggere grafici e ho fatto errori che mi sono costati soldi e, soprattutto, tranquillità. Un ETF globale fa una cosa molto semplice: compra per te migliaia di aziende in decine di paesi. Non devi indovinare chi vincerà nei prossimi vent'anni, perché le hai già tutte dentro. È la scelta meno eccitante che esista, ed è proprio per questo che funziona. Alla persona del vocale ho detto quale ETF ho io, e mi sono offerto di farle vedere la mia posizione. Qui non faccio nomi. Non perché sia un segreto, ma perché non voglio che qualcuno compri qualcosa solo perché l'ho scritto io. Quello che conta sono i criteri: globale, a basso costo, con dentro tantissime aziende. Se vuoi sapere qual è il mio, scrivimi e te lo dico. Terzo: decidere quanto Qui non c'è una risposta unica, e chi te ne dà una senza conoscerti sta tirando a indovinare. C'è però una regola che non si discute. Puoi vendere quando vuoi, e i soldi ti tornano sul conto al massimo in due giorni lavorativi. Ma il patto che fai con te stesso è un altro: quei soldi restano lì per anni. Almeno cinque, meglio dieci, ancora meglio di più. Più tempo restano investiti, più hanno modo di crescere. Questo significa che i soldi che ti servono l'anno prossimo, per la macchina, per un trasloco, per un imprevisto, non vanno lì. Ci va solo quello che puoi permetterti di dimenticare. Dentro questo confine, l'importo dipende da te. C'è chi parte con 5.000, 10.000 o 20.000 euro. C'è chi preferisce iniziare con poco per prenderci la mano. Vanno bene tutti e due, a patto di iniziare. Il momento giusto non esiste La domanda che arriva sempre, subito dopo, è: «Ma conviene entrare adesso o aspettare?» Non lo sa nessuno. Non lo so io, non lo sa il tuo amico che segue i mercati, non lo sa il commentatore in televisione. Aspettare domani, il mese prossimo o l'anno prossimo non elimina l'incertezza, la sposta solo più in là. Da un punto di vista puramente statistico, la scelta che in media ha reso di più è investire subito tutto quello che puoi. Poi però c'è la psicologia, e la psicologia conta. Mettere tutto in un giorno solo può essere destabilizzante, e se il mercato scende la settimana dopo rischi di vendere in preda al panico, che è l'errore peggiore di tutti. Per questo esiste un'alternativa: entrare a rate. Un versamento questo mese, uno il prossimo, uno quello dopo. Così non dipendi dal prezzo di un singolo giorno. Per farti un'idea di cosa significa nel lungo periodo: 200 euro al mese per vent'anni sono 48.000 euro versati. Con un rendimento ipotetico del 6% annuo, che non è garantito ma è un'ipotesi plausibile per l'azionario globale su periodi lunghi, diventerebbero circa 92.400 euro. Quasi il doppio di quello che hai messo, senza aver fatto nulla di speciale se non continuare. Poi, niente Questa è la parte che sembra uno scherzo. Una volta comprato l'ETF, apri l'app più o meno una volta all'anno, guardi come va, e la richiudi. Non segui le notizie, non controlli ogni giorno, non ti fai prendere dall'entusiasmo quando sale o dalla paura quando scende. Nel settimo articolo l'avevo chiamato il superpotere del fare nulla. È ancora la cosa più difficile di tutto il processo, perché il nostro istinto ci dice che se non facciamo niente stiamo sbagliando. Qui è il contrario. Quello che non ti posso promettere Alla fine del vocale mi è scappata una frase: «Ti garantisco che tra cinque anni avrai più soldi di adesso. Mi ci gioco tutto.» Riascoltandola, l'ho tolta. Non perché non ci creda, ma perché non è onesta. Nessuno può garantire cosa farà la borsa. Storicamente, su periodi lunghi, un investimento globale è cresciuto molto più spesso di quanto sia sceso, ed è per questo che penso che tra cinque anni, con buone probabilità, quei soldi varranno di più. Ma ci sono stati anche periodi lunghi e piatti, come il primo decennio degli anni Duemila, in cui chi aveva investito ha dovuto aspettare parecchio per vedere un guadagno. È per questo che parlo di dieci anni e non di cinque. E per questo ti dico che quello che scrivo è la mia esperienza, non una consulenza: se devi investire una cifra importante, parlane anche con un professionista. Perché lo faccio Non ho mai investito per diventare ricco. Lo faccio perché ogni euro che lavora per me è un pezzetto di tempo che un giorno non dovrò vendere a qualcun altro. È una libertà piccola, che cresce piano, quasi senza accorgersene. Ma comincia con un gesto molto banale: aprire un conto. Qual è la cosa che ti sta ancora facendo dire «ci penso»? Alla prossima. Bruno
Questo non è un consiglio di investimento. Quanto scritto è frutto di anni di studio personale e riflette opinioni personali. Non ha nulla a che vedere con il mio lavoro presso Applied Materials. Investi solo se comprendi i rischi e consulta un professionista se necessario.